Oggi è la Festa della Mamma.
E allora auguri a tutte le mamme di Castelsardo e Lu Bagnu. Auguri alle mamme che alle sette del mattino sono già in piedi, che preparano colazioni, zaini, divise da lavoro e figli da accompagnare. Auguri alle mamme che in estate tengono in piedi il turismo di questo paese: camere da rifare, tavoli da servire, cucine da mandare avanti, clienti da accogliere con il sorriso anche dopo dieci ore di turno.
E auguri anche al sindaco.
Sì, perché amministrare una città significa, in fondo, fare un po' il mestiere delle mamme: ascoltare, organizzare, proteggere, trovare soluzioni quando sembra impossibile trovarne. E allora oggi il sindaco dovrebbe sentirsi il rappresentante di tutte le mamme di Castelsardo e Lu Bagnu. Non solo con i messaggi di circostanza sui social, ma con scelte concrete.
Perché la verità è semplice: a Castelsardo fare la mamma lavoratrice sta diventando una prova di resistenza.
Con l'arrivo della stagione turistica, centinaia di donne lavorano negli alberghi, nei bar, nei ristoranti, nei bed and breakfast. Lavorano mattina e sera, weekend compresi. E ogni estate torna la stessa domanda: “Dove lasciamo i bambini?”
Non è una domanda ideologica. È una domanda pratica. Terribilmente pratica.
Servono servizi. Servono strutture. Servono spazi educativi aperti anche nei periodi in cui il lavoro aumenta. Servono soluzioni estive per le famiglie. Servono aiuti veri per chi tiene in piedi l'economia turistica del territorio.

E poi c'è la questione degli asili.
A Lu Bagnu si parla della possibile chiusura dell'asilo per il numero ridotto di bambini. Ma un territorio non si salva togliendo servizi: si salva mantenendoli vivi. Perché quando chiude un asilo non chiude soltanto una struttura. Si spegne un presidio sociale. Si costringono le famiglie a fare chilometri ogni giorno. Si rende più difficile restare a vivere qui.
E allora forse la domanda giusta è un'altra: invece di arrendersi ai numeri, perché non aiutare chi gestisce questi servizi a restare aperti? Perché non costruire un progetto che sostiene davvero le famiglie giovani?
Per anni abbiamo riempito i convegni di parole come “spopolamento”, “natalità”, “famiglia”, “territorio”. Ma poi una madre che lavora continua a organizzarsi con le nonne, con le vicine, con gli incastri impossibili e con il telefono in mano per capire chi può tenere i figli fino a sera.
Un paese che vive di turismo non può permettersi di ignorare il problema.
Per questo, sindaco, oggi gli auguri te li facciamo davvero. Ma insieme agli auguri arriva anche una richiesta: diventa il sindaco delle mamme. Trasforma questa battaglia in una priorità politica. Mettiamo attorno a un tavolo Comune, scuole, gestori degli asili e attività produttive. Costruisci servizi moderni, flessibili, vicini alle esigenze reali delle famiglie.
Perché una comunità che aiuta le madri è una comunità che sostiene sé stessa.
E forse il modo migliore per celebrare la Festa della Mamma non è pubblicare una foto con una mimosa.
È fare in modo che una madre, domani mattina, abbia un problema in meno.

