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Le spiagge che scompaiono e un turismo che rischia di perdere terreno

Le spiagge che scompaiono e un turismo che rischia di perdere terreno

L'allarme del Consorzio Golfo dell'Asinara conferma quanto denunciato da tempo: l'erosione costiera è ormai un'emergenza. E Castelsardo non può più permettersi di aspettare.

Per anni l'erosione costiera è stata considerata quasi una conseguenza inevitabile delle mareggiate. Un fenomeno da osservare con preoccupazione, ma destinato a rientrare con il passare delle stagioni.

Oggi non è più così.

Le immagini di Lu Bagnu, così come quelle di Porchile e di altri tratti del Golfo dell'Asinara, raccontano una realtà diversa: la sabbia arretra, gli arenili si restringono, al loro posto emergono rocce e ciottoli. Un cambiamento lento ma costante che rischia di modificare per sempre il volto delle nostre coste.

Nei giorni scorsi il Consorzio Golfo dell'Asinara ha lanciato un nuovo e deciso grido d'allarme. Il presidente Gianni Russo ha parlato senza mezzi termini di una situazione che non riguarda più soltanto la tutela dell'ambiente, ma che sta incidentendo direttamente sull'economia turistica del territorio.

Un richiamo che merita attenzione.

Perché conferma quanto anche Castelsardo Online aveva già evidenziato nei mesi scorsi: l'erosione costiera non rappresenta un problema del futuro, ma un'emergenza del presente.

Lu Bagnu cambia volto

Chi frequenta abitualmente le spiagge di Lu Bagnu se ne accorge.

In diversi tratti la linea di costa è cambiata sensibilmente. Dove una volta si estendevano ampi arenili oggi affiorano rocce e sassi. Ogni mareggiata sembra portare via un altro pezzo di spiaggia.

Non si tratta soltanto di una questione paesaggistica.

La spiaggia costituisce uno dei principali elementi dell'offerta turistica di Castelsardo e la sua progressiva riduzione incide inevitabilmente sulla qualità dell'accoglienza.

Lo stesso Consorzio segnala come numerosi operatori turistici hanno ricevuto osservazioni e lamentele da parte degli ospiti che, arrivati in vacanza, hanno trovato una situazione molto diversa rispetto alle immagini utilizzate nelle campagne promozionali.

È un problema che riguarda tutto il Golfo dell'Asinara e che rischia di compromettere la competitività dell'intero territorio.

Non basta più rincorrere le emergenze

Il Consorzio propone procedure più snelle per consentire interventi rapidi di ripascimento dopo le mareggiate, superando gli ostacoli burocratici che oggi rallentano qualsiasi operazione.

È una proposta condivisibile.

Ma da sola non basta.

L'erosione costiera è un fenomeno complesso, aggravato dagli eventi meteorologici estremi e dai cambiamenti climatici. Servono monitoraggio costante, studi scientifici, progettazione e una strategia di lungo periodo.

Continuare a intervenire soltanto dopo ogni mareggiata significa rincorrere il problema senza mai risolverlo davvero.

Il ruolo del PUL e della pianificazione

Nel documento diffuso dal Consorzio viene citato anche il Comune di Castelsardo, invitato ad accelerare il percorso di adozione del Piano di Utilizzo dei Litorali (PUL), considerato uno strumento fondamentale per programmare la gestione delle coste.

È un passaggio importante.

Perché la tutela del litorale non può essere affidata esclusivamente agli interventi d'urgenza.

Occorre una pianificazione seria, in grado di individuare le criticità, definire le priorità e programmare gli investimenti necessari.

Una riflessione sul turismo che vogliamo

L'erosione delle spiagge apre inevitabilmente anche una riflessione sul modello turistico di Castelsardo.

Nei precedenti articoli abbiamo analizzato i dati del turismo, evidenziando come la nostra città attragga ogni anno migliaia di visitatori ma registra una permanenza media inferiore rispetto ad altre località balneari della Sardegna peraltro diminuita nel 2025 rispetto all'anno precedente.

Molti arrivano per visitare il centro storico, il Castello dei Doria, passeggiare tra i vicoli, per fare acquisti e poi ripartire verso altre destinazioni.

È un turismo prezioso, ma che lascia sul territorio un valore economico inferiore rispetto a quello generato da chi sceglie di soggiornare per diversi giorni, ne sanno qualcosa albergatori e ristoratori.

Per invertire questa tendenza non basta puntare soltanto sul fascino del borgo medievale.

Servi un'offerta completa.

Servono servizi efficienti, un porto sempre più attraente, eventi distribuiti durante tutto l'anno, collegamenti , mobilità e soprattutto un patrimonio naturale curato e valorizzato .

Le spiagge fanno parte integrante di questo patrimonio.

Se continuano  a perdere sabbia, diventa sempre più difficile convincere un turista a scegliere Castelsardo come meta per una vacanza di una settimana anziché per una semplice escursione di poche ore.

Una domanda che merita una risposta

La domanda che oggi dovremmo porci è semplice.

Qual è il progetto complessivo per difendere il litorale di Castelsardo nei prossimi dieci o vent'anni?

Esiste una strategia condivisa tra Comune, Regione, Università e operatori economici?

Esistono studi, monitoraggi, opere di difesa costiera e un cronoprogramma degli interventi?

Oppure continueremo a intervenire soltanto quando una nuova mareggiata porterà via un altro tratto di spiaggia?

E' il tempo delle strategie anzi siamo colpevolmente in ritardo di molti anni.

Le grida d'allarme del Consorzio Golfo dell'Asinara non dovrebbero essere interpretata come una polemica.

È piuttosto un invito ad affrontare con serietà una delle questioni più importanti per il futuro del nostro territorio.

Difendere il litorale significa proteggere il paesaggio, l'ambiente, il lavoro di centinaia di operatori economici e la principale risorsa su cui si fonda gran parte della nostra economia.

Castelsardo possiede uno dei borghi medievali più affascinanti del Mediterraneo e un patrimonio naturale che tutto il mondo ci invidia.

Ma se vogliamo che i visitatori scelgano di fermarsi più a lungo, e non si limitano a una visita di qualche ora prima di ripartire, dobbiamo iniziare a tutelare con la stessa determinazione anche le nostre spiagge.

Perché il futuro del turismo non si costruisce quando l'emergenza è ormai esplosa.

Si costruisce, purtroppo, solo oggi, con una visione chiara, investimenti programmati e il coraggio di fare scelte che guarderanno ai prossimi decenni e non soltanto alla prossima stagione estiva.


Come sempre se qualcuno vuole aggiungere qualcosa può scriverci: ampsicoracs@gmail.com

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Posted by Ampsicora
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