Il sequestro del cantiere nautico all'interno del porto di Castelsardo, disposto nell'ambito dell'operazione ambientale “Clean Waters 2.0” della Guardia Costiera, pone una domanda che va ben oltre gli aspetti investigativi e giudiziari: cosa succede ora all'operatività del porto?
Il provvedimento, eseguito martedì 19 maggio dalla Capitaneria di Porto di Porto Torres sotto il coordinamento della Direzione Marittima del Nord Sardegna, ha interessato un'area di circa 1.200 metri quadrati nella disponibilità di un'attività che rappresenta un punto di riferimento per le imbarcazioni ormeggiate e per quelle in transito nello scalo castellanese.
È necessario chiarirlo subito: chi scrive non entra nel merito del sequestro, delle verifiche in corso o delle ipotesi di reato legato alla gestione dei rifiuti, agli scarichi, alle emissioni o all'occupazione del demanio marittimo. Sono temi che appartengono alle autorità competenti e sui quali sarà il percorso previsto dalla legge a fare chiarezza piena.
Ma accanto al piano giudiziario esiste un piano concreto che riguarda il territorio.
Perché un cantiere nautico non è soltanto un'attività economica. In un porto turistico è un presidio operativo, un servizio essenziale, spesso l'unico in grado di garantire manutenzione, assistenza tecnica e interventi immediati.
Ed è qui che nasce l'interrogativo.
La chiusura di una struttura di questo tipo nel pieno della stagione nautica rischia di trasformarsi in un colpo pesante per l'immagine del porto di Castelsardo e dell'intera località, proprio mentre il traffico diportistico aumenta e il paese si presenta ai visitatori come destinazione turistica e marina.
Se eventuali criticità fossero state già note in precedenza — circostanza che naturalmente non spetta a me accertare — è inevitabile chiedersi se una misura tanto impattante non potesse essere programmata in un periodo diverso dell'anno, quando il porto vive una pressione molto più ridotta ei servizi richiesti dalle imbarcazioni sono inferiori.
Non è una contestazione al controllo ambientale, che resta doveroso e necessario. È una riflessione sulla gestione delle conseguenze.
Perché oggi esiste un tema che riguarda tutti.
Se un'imbarcazione entra nel porto di Castelsardo con un'avaria improvvisa, con una falla nello scafo o con la necessità urgente di essere sollevata in banchina per ragioni di sicurezza, chi è in grado di intervenire? Quale struttura può garantire quel servizio e in quali tempi?
Sono tutt'altro domande che teoriche.
Per un porto turistico la credibilità non si misura soltanto nella bellezza del paesaggio o nel numero degli ormeggi disponibili, ma nella capacità di assicurare assistenza e risposte operative quando servono davvero.
La tutela ambientale non è in discussione. Ma nemmeno dovrebbe esserlo la funzionalità di un porto.

