Qualcosa finalmente si muove nel porto turistico di Castelsardo. Su uno dei moli sono infatti iniziati i lavori di ripristino e una parte della struttura, circa metà, è stata ricostruita con nuovo tavolato in legno.
Un intervento atteso da tempo, che conferma la necessità di intervenire su infrastrutture portuali che da mesi mostrano segni evidenti di usura e criticità.
Resta però una domanda inevitabile: se per il rifacimento del mezzo molo sono stati necessari circa due mesi di lavoro, quanto tempo servirà per mettere in sicurezza e riqualificare l'intero sistema dei pontili?
Il tema non è secondario. Da tempo diportisti e operatori segnalano disagi legati alle condizioni di alcuni ormeggi e al progressivo deterioramento delle strutture lignee. Interventi puntuali sono certamente positivi, ma il rischio è che tempi troppo lunghi finiscono per trasformare la manutenzione in una rincorsa continua alle emergenze.
Uno scalo turistico vive infatti non soltanto della posizione strategica e della bellezza del contesto paesaggistico, ma anche della capacità di garantire sicurezza, efficienza e affidabilità a chi sceglie di attrarre o sostare.
A rendere il clima ancora più teso contribuiscono anche le lamentele di diversi utenti del porto, che negli ultimi tempi hanno dovuto fare i conti con due aumenti dei costi degli ormeggi senza vedere, secondo quanto segnalato dagli stessi diportisti, un corrispondente miglioramento di alcune condizioni ritenute essenziali.
Tra le criticità più frequentemente evidenziate vi è quella relativa al controllo degli accessi ai moli. Diversi utenti lamentano infatti la mancata chiusura delle aree di ormeggio , con pontili che — a loro dire — resterebbero facilmente accessibili, alimentando una percezione di scarsa sicurezza all'interno dello scalo.
Un tema reso ancora più sensibile dal fatto che negli ultimi tempi sarebbero stati segnalati episodi di furto ai danni di alcune imbarcazioni. Circostanze che meritano attenzione e chiarimenti, pur senza stabilire automaticamente un collegamento diretto tra i singoli episodi e l'attuale sistema di accesso ai moli.
Ed è proprio in questo quadro che si inserisce un ulteriore elemento di incertezza. Il recente sequestro di un'area del cantiere nautico situata all'interno del porto di Castelsardo, disposto nell'ambito dell'operazione ambientale “Clean Waters 2.0” della Guardia Costiera, apre interrogativi che vanno oltre il piano strettamente giudiziario e riguardano i servizi collegati alla vita dello scalo.
Il provvedimento, eseguito martedì 19 maggio dalla Capitaneria di Porto di Porto Torres sotto il coordinamento della Direzione Marittima del Nord Sardegna, ha interessato un'area di circa 1.200 metri quadrati riconducibile a un'attività cantieristica operante all'interno del porto, e non l'intera infrastruttura portuale.
Una precisazione importante, che evita equivoci ma non elimina le domande sugli effetti concreti della vicenda. L'area interessata dal sequestro è infatti collegata ad attività tecniche e di assistenza per le imbarcazioni presenti nello scalo e per quelle in transito, con possibili ripercussioni che dipenderanno dall'effettiva continuità dei servizi consentiti e dalle eventuali limitazioni operative derivanti dal provvedimento.
Il punto, allora, non è contestare il singolo intervento sul molo — che rappresenta anzi un segnale atteso — ma interrogarsi sulla visione complessiva del porto. Perché se il rifacimento dei pontili dovesse procedere con tempistiche molto dilatate e parallelamente dovessero permanere criticità legate ai servizi, alla sicurezza percepita e alle infrastrutture, Castelsardo rischierebbe di non offrire, nel breve periodo, quelle garanzie operative che oggi molti diportisti dovranno decisive nella scelta di uno scalo.
La competizione tra porti turistici si gioca sempre più sulla qualità delle strutture, sulla rapidità degli interventi e sull'efficienza dei servizi. Ed è su questo terreno che si misurerà la credibilità futura del porto di Castelsardo .

