La tutela di un patrimonio che appartiene a tutti richiede responsabilità, continuità amministrativa e rispetto dei diversi ruoli istituzionali. Studi, finanziamenti e interventi dimostrano che le grandi opere si costruiscono insieme, non attraverso lo scontro politico.
Che cosa interessa davvero ai cittadini? Assistere all'ennesimo confronto tra maggioranza e opposizione o sapere quando e come verrà definitivamente messa in sicurezza la Roccia dell'Elefante?
La risposta appare scontata. I cittadini chiedono soluzioni, non polemiche. Vogliono conoscere lo stato degli interventi, i tempi di realizzazione, le risorse disponibili e le prospettive future . Non sono interessati a una continua gara tra chi rivendica meriti e chi distribuisce responsabilità.
Eppure, proprio attorno a uno dei simboli più rappresentativi di Castelsardo si è sviluppata una contrapposizione politica che rischia di allontanare l'attenzione dall'unica questione davvero importante: tutelare e valorizzare un patrimonio che appartiene all'intera comunità.
La dialettica tra maggioranza e opposizione è il cuore della democrazia. Il confronto è necessario, così come il controllo sull'operato di chi governa. Ma esiste una differenza profonda tra il confronto politico e la polemica fine a sé stessa . Quando il dibattito si concentra esclusivamente sulla ricerca dei meriti o delle colpe, si perde di vista l'obiettivo principale: risolvere i problemi.
La Roccia dell'Elefante non appartiene alla maggioranza, né all'opposizione. Appartiene alla storia di Castelsardo, alla Sardegna e alle generazioni future. È un bene identitario, culturale, archeologico e turistico che merita rispetto e responsabilità istituzionale.
Per questo motivo sorprende vedere una questione tanto delicata trasformata nell'ennesimo terreno di scontro politico.
C'è poi un dato oggettivo che dovrebbe invitare tutti a una riflessione più seria.
I problemi della Roccia dell'Elefante non sono emersi ieri. Sono conosciuti da molti anni. Nel tempo sono stati effettuati studi geologici, rilievi tecnici e valutazioni scientifiche per comprendere le criticità del monumento e individuare le possibili soluzioni. Le amministrazioni che se sono succedute hanno affrontato il tema con strumenti diversi, coinvolgendo professionisti, enti competenti e istituzioni sovracomunali.
Anche il percorso dei finanziamenti dimostra che non siamo di fronte a un'iniziativa nata all'improvviso . Avere risorse pubbliche richiede tempo, progettazione, autorizzazioni e un dialogo costante tra Comune, Regione, Stato e gli enti competenti. È un lavoro spesso silenzioso, poco visibile, ma indispensabile.
Negli anni sono stati individuate risorse economiche per la tutela e la valorizzazione del sito. Parallelamente, ANAS ha programmato e avviato l'intervento di arretramento della strada statale, un'opera strategica per ridurre le sollecitazioni provocate dal traffico e consentire le successive opere di consolidamento e valorizzazione dell'area. A questo si aggiungono gli interventi destinati a migliorare la fruizione del sito e ad accrescere la qualità dell'accoglienza dei visitatori.
Tutto questo racconta una realtà che la polemica politica spesso dimentica.
Le opere pubbliche più importanti non hanno un padre politico. Hanno una storia amministrativa.
Dietro ogni intervento complesso ci sono studi, progettazioni, autorizzazioni, finanziamenti, tecnici, funzionari, amministratori e istituzioni che, nel corso degli anni, contribuiscono ciascuno con il proprio lavoro . Pensare che un risultato di questa portata possa appartenere esclusivamente a una sola amministrazione significa non comprendere il funzionamento della macchina pubblica.
C'è chi ha individuato il problema, chi ha commissionato gli studi, chi ha predisposto i progetti, chi ha ricercato i finanziamenti, chi ha ottenuto i pareri necessari e chi oggi segue la fase esecutiva. Ogni amministrazione aggiunge un tassello. È questa la vera continuità amministrativa: un principio fondamentale che dovrebbe unire le istituzioni, non dividerle.
Per questo appare poco utile chiedersi chi possa intestarsi il merito o attribuire agli altri ogni responsabilità . Sarebbe molto più utile che maggioranza e opposizione, pur mantenendo ciascuna il proprio ruolo, informassero insieme la cittadinanza sullo stato di avanzamento degli interventi, sulle risorse già disponibili, su quelle ancora da reperire e sui tempi previsti per completare la messa in sicurezza.
La politica dà il meglio di sé quando costruisce il futuro. Non quando riscrive il passato.
Le istituzioni sono più importanti delle amministrazioni che, nel tempo, le guidano. Le amministrazioni cambiano, le istituzioni restano. E le opere pubbliche più significative sono quasi sempre il risultato del lavoro di più amministrazioni che, ciascuna con il proprio contributo, costruiscono un percorso comune.
La Roccia dell'Elefante continuerà a raccontare la storia della nostra terra anche tra cento anni. Sarebbe bello che, guardandola, si potesse dire che le istituzioni hanno saputo mettere da parte le divisioni per difendere un bene che appartiene a tutti.
Perché il patrimonio comune non ha colore politico. Ha soltanto il dovere di essere custodito.
Se tra qualche anno la Roccia dell'Elefante sarà finalmente più sicura, più tutelata e meglio valorizzata, non avrà vinto una parte politica. Avrà vinto Castelsardo. E questa sarà una vittoria che apparterrà all'intera comunità.
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