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IL PUC PUÒ COSTARE CONSENSI

IL PUC PUÒ COSTARE CONSENSI

URBANISTICA | IL FUTURO DI CASTELSARDO

IL PUC CHE NON C'È: QUALE CASTELSARDO VOGLIAMO COSTRUIRE?


Dall'area camper alle case per i residenti, dalle zone artigianali e produttive ai servizi: il problema non è soltanto approvare un Piano Urbanistico Comunale, ma decidere quale modello di sviluppo vuole darsi Castelsardo. Nel 2024 un passaggio concreto era stato compiuto con l'adozione dello Studio comunale di assetto idrogeologico. Ma il PUC non è ancora arrivato al traguardo. E senza una visione urbanistica, programmare il futuro diventa sempre più difficile.

Ventisette camper in una sola giornata: 18 davanti al cimitero, altri 9 al porto. Non è una statistica ufficiale sul turismo itinerante e non pretende di esserlo. È semplicemente la fotografia di una giornata a Castelsardo. Ma è una fotografia che pone una domanda concreta: se domani il Comune decidesse di realizzare una vera area camper, dove potrebbe essere autorizzata?

La domanda, però, non riguarda soltanto i camper. L'area camper è soltanto l'esempio più immediato di un problema molto più grande: dove vuole crescere Castelsardo?

Dove potranno essere costruite nuove abitazioni destinate agli abitanti del paese e non soltanto al mercato delle seconde case e degli affitti turistici? Dove potrà trovare spazio una nuova area artigianale? Esiste una prospettiva per un'area destinata alle attività produttive? Dove potranno essere realizzati nuovi parcheggi, impianti sportivi, servizi pubblici, strutture ricettive e infrastrutture? E quali dovranno invece essere definitivamente tutelate?

Sono tutte domande che appartengono alla stessa partita: quella del Piano Urbanistico Comunale .

Il PUC viene spesso considerato una materia per architetti, ingegneri, geometri e uffici comunali. In realtà riguarda direttamente la vita quotidiana dei cittadini. Decidere il piano urbanistico di Castelsardo significa anche decidere se un giovane che vuole rimanere in paese potrà trovare una casa a condizioni sostenibili, se un artigiano potrà disporre di uno spazio adeguato per la propria attività, se una nuova impresa potrà insediarsi, dove potranno nascere nuovi servizi e quale equilibrio sarà possibile costruire tra turismo, residenzialità, attività economiche e tutela del territorio.

Il PUC, in altre parole, non decide soltanto dove costruire. Decide in larga misura quale modello di comunità vogliamo avere.

IL PERCORSO ERA PARTITO

Bisogna però essere corretti. Dire che sul PUC non sia stato fatto nulla sarebbe sbagliato. Il 9 aprile 2024 , durante la precedente amministrazione, il Consiglio comunale approvò la Delibera n. 5 , con l'adozione dello Studio comunale di assetto idrogeologico , nell'ambito del percorso urbanistico collegato al PUC.

Un passaggio concreto, quindi, c’è stato. Il problema è capire che cosa sia successo dopo, quali altri passaggi siano stati compiuti, quali siano ancora necessari e quali eventuali ostacoli tecnici o amministrativi abbiano rallentato il procedimento.

La domanda, a questo punto, non è se qualcuno abbia iniziato a lavorare sul PUC. La domanda è: quando Castelsardo potrà finalmente arrivare a uno strumento urbanistico organico e aggiornato?

LA CASA PER CHI CI VIVE

C’è poi un tema che dovrebbe essere centrale in qualsiasi discussione sul futuro urbanistico: la casa.

Castelsardo è una località turistica e il mercato immobiliare è inevitabilmente condizionato dalla domanda turistica. Ma una comunità non può vivere soltanto di seconde case, affitti brevi e immobili destinati ai visitatori.

Dove costruiremo le case per chi a Castelsardo ci vive tutto l’anno?

Case per giovani coppie, famiglie, lavoratori, persone che vogliono tornare e residenti che non vogliono essere costretti a cercare casa altrove.

Non è una contrapposizione tra turismo e residenti. È una questione di equilibrio. Un paese turistico che non riesce a garantire spazi e opportunità abitative ai propri residenti rischia di trasformare progressivamente il proprio territorio in un luogo sempre più orientato alla presenza temporanea e sempre meno alla vita quotidiana.

E LE IMPRESE DOVE LE METTIAMO?

La stessa domanda riguarda le attività economiche.

Qual è l’area nella quale Castelsardo immagina il proprio sviluppo artigianale e produttivo?

Un paese non vive soltanto di turismo. Ha bisogno di artigiani, imprese, professionisti, attività commerciali e servizi. Ha bisogno di spazi nei quali queste attività possano nascere e crescere.

Se domani un giovane volesse avviare un’attività artigianale a Castelsardo, quale area avrebbe a disposizione? E se un’impresa volesse investire nel territorio, dove potrebbe insediarsi?

Sono domande che non possono essere affrontate ogni volta partendo da zero. Devono essere previste dalla pianificazione.

IL PUNTO POLITICO

Ed è qui che la questione urbanistica diventa inevitabilmente politica.

Un PUC serio non può accontentare tutti. Deve scegliere. Una zona potrà essere destinata all’edilizia residenziale, un’altra alle attività produttive, un’altra ancora alla tutela ambientale. Qualcuno sarà soddisfatto, qualcun altro potrà sentirsi penalizzato.

È inevitabile.

Castelsardo è una piccola comunità, nella quale le relazioni personali, familiari e sociali hanno un peso naturale nella formazione del consenso elettorale. Non c’è nulla di illegittimo in questo. Ma proprio per questo è legittimo porre una domanda scomoda: quanto è difficile, per una classe politica locale, assumere decisioni che possono scontentare una parte della propria comunità?

Non stiamo affermando che il PUC non sia stato approvato per paura di perdere voti. Non abbiamo elementi per sostenerlo. Ma la questione politica esiste: chi governa una comunità deve essere disposto anche ad assumersi il rischio delle decisioni difficili.

IL PUC PUÒ COSTARE CONSENSO

È probabilmente questo il punto più scomodo dell’intera vicenda.

Un'amministrazione che approva un PUC deve decidere oggi, ma sarà giudicata anche da chi domani si sentirà penalizzato dalle sue scelte.

Il piano può stabilire che un terreno non sia edificabile. Può cambiare una destinazione urbanistica. Può individuare aree da destinare alle attività produttive invece che all’edilizia. Può imporre vincoli. Può stabilire dove concentrare lo sviluppo e dove fermarlo.

Ogni decisione produce inevitabilmente conseguenze.

E le conseguenze producono consenso, ma possono anche produrre dissenso.

Da qui nasce una tentazione comprensibile, ma pericolosa: rinviare la decisione.

Non approvare significa non dover dire oggi un «no» a qualcuno. Significa evitare, almeno nell’immediato, il costo politico di una scelta.

Ma ciò che non si decide non scompare.

Resta sul tavolo.

La casa per i residenti resta un problema. Le attività artigianali continuano a chiedere spazi. Le imprese hanno bisogno di aree. I servizi devono essere collocati. Il turismo continua a proporre nuove esigenze.

E così il rinvio di oggi diventa il problema di domani.

IL MECCANISMO INFERNALE

È qui che può nascere quello che potremmo definire un meccanismo infernale: ogni amministrazione potrebbe avere interesse a lasciare al futuro le decisioni più difficili, perché il costo politico immediato è più facile da evitare che da affrontare.

Non possiamo dire che questo sia ciò che è accaduto a Castelsardo. Sarebbe un'accusa che gli atti disponibili non consentono di dimostrare.

Ma possiamo porre la domanda.

Quanto deve essere disposto a rischiare politicamente un amministratore per dare alla propria comunità uno strumento di pianificazione del quale potrà beneficiare soprattutto nel lungo periodo?

Perché un PUC non serve a vincere le prossime elezioni.

Serve a decidere come sarà Castelsardo quando delle prossime elezioni forse non ne parlerà più nessuno.

Ed è proprio qui che si misura la capacità di una classe dirigente di guardare oltre il proprio mandato.

NON SOLO CAMPER: IL FUTURO DEL PAESE

L’area camper, quindi, è soltanto un esempio.

Il vero tema è molto più ampio.

Dove costruiremo le case per i residenti? Dove cresceranno le attività artigianali? Dove potranno insediarsi nuove imprese? Dove troveranno spazio i servizi? Dove potranno essere realizzati nuovi impianti sportivi e parcheggi? Quali aree saranno destinate al turismo e quali alla residenza? Quali, invece, dovranno essere protette definitivamente?

Sono decisioni che non possono essere prese caso per caso.

Serve una visione.

E la visione dovrebbe essere contenuta nel PUC.

Castelsardo non ha bisogno di un Piano Urbanistico Comunale semplicemente per poter dire di averlo. Ha bisogno del PUC perché deve decidere che cosa vuole diventare.

Un paese esclusivamente turistico? Un paese nel quale turismo e residenzialità convivono? Una comunità capace di offrire spazi alle imprese? Un luogo nel quale un giovane possa trovare casa e lavoro senza essere costretto ad andarsene?

Queste sono le domande vere.

E non possono essere lasciate soltanto agli uffici comunali. Devono diventare una discussione pubblica.

Perché il PUC non appartiene alla maggioranza che lo approverà, né all’opposizione che lo discuterà.

Appartiene alla comunità.

E soprattutto appartiene a chi oggi ha vent’anni e tra vent’anni ne avrà quaranta. A chi oggi cerca casa. A chi vorrebbe aprire un’attività. A chi vorrebbe restare. A chi vorrebbe tornare.

Il futuro urbanistico di Castelsardo non può essere progettato guardando soltanto alla prossima elezione. Deve essere progettato guardando alla prossima generazione.


La domanda di Castelsardo Online è quindi semplice:

A che punto è il PUC? Quali passaggi mancano? Qual è il cronoprogramma? E, soprattutto, quale Castelsardo vogliamo costruire?

Castelsardo Online – ampsicora
Scrivici: ampsicoracs@gmail.com

Se pensi che il futuro urbanistico di Castelsardo riguardi tutti, condividi l’articolo sui social e contribuisci a far crescere la discussione nella comunità.


Posted by Ampsicora
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