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CASTELSARDO NON HA BISOGNO DI PIÙ EVENTI. HA BISOGNO DI PIÙ LAVORO.

CASTELSARDO NON HA BISOGNO DI PIÙ EVENTI. HA BISOGNO DI PIÙ LAVORO.

Il turismo è una risorsa fondamentale, ma da solo non basta. Il futuro del paese dipenderà dalla capacità delle amministrazioni di creare occupazione stabile e trattenere i giovani.

 

L'allarme demografico e la fuga dei giovani dalla Sardegna non sono problemi lontani che riguardano solo le grandi città. Sono fenomeni che interessano anche Castelsardo e che dovrebbero rappresentare una priorità assoluta per chi oggi amministra il paese e per chi lo amministrerà domani.

I numeri sono impietosi. Secondo i dati elaborati dal Sole 24 Ore su base Istat, dal 2019 a oggi la popolazione tra i 18 ei 35 anni nel Mezzogiorno è diminuita del 7,6%, mentre il Nord Italia è cresciuto del 4,8%. Ancora più preoccupante è il dato che riguarda il nostro territorio: le province di Sassari e Gallura hanno perso il 7,5% dei giovani residenti, un dato perfettamente in linea con il progressivo spopolamento dell'isola.

Il Rapporto Mete 2026 parla apertamente di un "tramonto demografico ": in vent'anni la popolazione universitaria sarda, tra i 19 ei 25 anni, si è ridotta del 29,6%, mentre la Sardegna è oggi la regione italiana con la più bassa percentuale di giovanissimi.

A Castelsardo questi numeri hanno un volto ben preciso. I pochi ragazzi che riescono a laurearsi, nella maggior parte dei casi, sono costretti a lasciare il paese perché qui non trovano un mercato del lavoro capace di valorizzarne le competenze. Chi parte spesso non lo fa per scelta, ma per necessità.

Chi invece resta vive troppo spesso in un'economia quasi esclusivamente stagionale. Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale, ma da solo non basta. Si lavora intensamente per pochi mesi all'anno e poi si affrontano lunghi periodi di inattività o di occupazione precaria. È difficile immaginare di acquistare una casa, costruire una famiglia o programmare il proprio futuro quando manca la certezza di un reddito stabile.

Eppure esiste una speranza. Un focus del Rapporto Crenos, realizzato dall'associazione Nodi, rivela che quasi un emigrato sardo su quattro (23%) prenderebbe seriamente in considerazione il ritorno nell'isola. Gli stessi emigrati dichiarano di essere disposti a rinunciare in media a 317 euro al mese pur di poter tornare a vivere e lavorare in Sardegna.

Ma pongono condizioni molto chiare: il 92,3% indica come priorità la presenza di opportunità di lavoro, il 91,9% chiede salari adeguati, mentre seguono trasporti efficienti e servizi sanitari di qualità.

È qui che entra in gioco la politica locale.

Un'amministrazione non può creare direttamente centinaia di posti di lavoro, ma può creare le condizioni perché le imprese investano, perché nuovi imprenditori scelgano Castelsardo, perché il porto diventi un vero motore di sviluppo, perché il turismo si estenda oltre la stagione estiva, perché nascano attività legate al digitale, ai servizi, all'artigianato di qualità, all'economia del mare e alla valorizzazione del patrimonio culturale comunale.

Dobbiamo creare le condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare o di tornare a Castelsardo. Questo significa costruire un'economia capace di offrire opportunità durante tutto l'anno, valorizzando le risorse del territorio con una visione moderna e lungimirante.

Il turismo non può più essere considerato soltanto estivo. Occorre puntare sulla destagionalizzazione, investendo in nuovi segmenti capaci di creare occupazione stabile. Tra questi, il turismo congressuale rappresenta una concreta opportunità. Castelsardo potrebbe dotarsi di strutture moderne in grado di ospitare convegni, meeting aziendali, seminari, eventi culturali e formativi, attirando visitatori anche nei mesi tradizionalmente meno frequentati. Un settore che genererebbe lavoro per giovani professionisti nei servizi, nell'organizzazione di eventi, nella comunicazione, nell'accoglienza e nella ristorazione.

Allo stesso tempo, è necessario valorizzare un fenomeno già esistente. Durante tutto l'anno Castelsardo è meta di numerosi turisti itineranti che viaggiano in camper. È una presenza costante che dimostra come la città sia attrattiva anche fuori stagione, ma che oggi non trova servizi adeguati. La realizzazione di un'area di sosta attrezzata, completa di carico e scarico delle acque, allacci elettrici, servizi igienici, videosorveglianza e collegamenti efficienti con il centro storico e il lungomare, consentiràbbe di accogliere questi visitatori in modo dignitoso, prolungarne la permanenza e aumentare le ricadute economiche per negozi, ristoranti, artigiani e attività locali.

Non si tratta di perseguire idee irrealizzabili, ma di cogliere opportunità concrete già sotto i nostri occhi. Creare nuove occasioni di lavoro significa dare ai giovani una prospettiva, costruire un'economia più forte e fare di Castelsardo una città viva dodici mesi l'anno, capace di trattenere i propri talenti e di attrarne di nuovi.

 

Le amministrazioni dovrebbero iniziare a essere valutate anche su questo. Non soltanto per il numero di eventi organizzati o di opere pubbliche inaugurate, ma per la loro capacità di creare sviluppo, trattenere i giovani e offrire opportunità di lavoro durante tutto l'anno.

Perché il vero successo non sarà avere una piazza piena ad agosto, ma vedere un numero crescente di ragazzi che, dopo gli studi o dopo un'esperienza fuori dall'isola, scelgono di tornare a Castelsardo.

Se non invertiamo questo rotta, continueremo a esportare il nostro capitale umano migliore e a costruire un paese sempre più anziano, più fragile e con meno prospettive.


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La sfida per il futuro di Castelsardo non è soltanto attirare turisti. È creare lavoro. Perché senza lavoro non ci sono giovani. E senza giovani non c'è futuro.

Posted by Ampsicora
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